La storia ...delle storie.

La storia ...delle storie.

Leggere una storia composta da molte storie è come perdersi in un labirinto di emozioni, in cui ogni vicolo narrativo è un nuovo mondo da esplorare. È come danzare tra le pagine, scoprendo personaggi unici e intrecci avvincenti che si incrociano come fili di un tessuto magico. La bellezza risiede nel potere delle parole che dipingono panorami mentali, permettendoti di viaggiare attraverso universi infiniti senza mai lasciare il conforto delle pagine.

Era il 20 febbraio 2019, il primo giorno in cui papà è volato in cielo. Il primo giorno della mia nuova vita, senza la mia colonna, il mio punto di riferimento. Il primo giorno in cui, io mamma e Livia ci siamo ritrovate a guardare la nostra vita con occhi diversi....e lui, il grande Gino, da un momento all'altro, non c'era più.

Quel 20 di febbraio, pochi giorni prima del suo compleanno, ci siamo ritrovate ad organizzare l'ultima festa straziante e, devo dire, che oltre alla bellezza e regalità di mio padre, la cosa che ricordo come fosse un universo parallelo, è stata la presenza di tutti, ma proprio tutti i suoi amici di una vita. Che erano presenti quel giorno, così come lo erano stati nella mia infanzia, nella mia adolescenza, nella mia giovinezza e nella mia età adulta...ed ancor prima, lo erano nei bei tempi andati della gioventù del mio papà.

Ricordo il salone di casa, dai grandi mattoni verde acqua, io che lo tenevo per mano e continuavo a dirgli "Ciao Papà" ripetutamente e, d'un tratto, senza quasi più lacrime, volgo lo sguardo verso l'ingresso di quella enorme e fredda stanza e mi accorgo che era piena zeppa di uomini, ragazzi di un tempo, tutti ammassati e vicini l'un l'altro, stretti stretti, quasi a dover fare una gran foto di gruppo su una scalinata di un duomo. 

Non so per quanto tempo non ho avuto il coraggio di guardarli occhi negli occhi, fin dopo il trigesimo, perchè nella mia vita, dove erano loro...beh, c'era lui; e dove c'era lui...vi erano loro: con le loro storie, i loro ricordi che ad ogni festa diventavano vere e proprie scenette con tanto di costumi e scenografie arrangiate all'ultimo minuto. 

Per tutta la vita ho sentito parlare della Frassati, di Don Pasquale Cantalupo, di avventure scolastiche, ecclesiastiche, di recite al liceo, delle partite di calcio e di quelli là "dell'Apocalisse". Che fa tanto "Grande Cosa" "Grandi guerrieri". So di un gruppo di ragazzi che sin da piccoli frequentavano la Chiesa di San Francesco a Conversano, e so anche che in gioventù, quando le classi erano "solo maschi" e "solo femmine" molti di loro si sono fidanzati "a vicenda".

Con l'andar del tempo, tutti hanno intrapreso il loro percorso di vita: chi ha terminato forzatamente gli studi, chi magari non ne era portato; chi invece ha avuto la possibilità di frequentare l'Università, con la fortuna (per l'epoca, grande emancipazione) di allontanarsi anche da casa, lasciando il paese di infanzia, per affrontare la grande città. 

Bene, quel 20 febbraio del 2019, tutti quei ragazzi dopo anni si sono rivisti, si sono ritrovati tutti insieme per salutare il loro grande amico Gino...e sembra, non si siano più lasciati.

Hanno iniziato ad organizzare incontri, pranzi, uscite con la voglia di immergersi nei loro ricordi più belli, delle risate mai sepolte, di quell'attitude sempreverde di quando davvero hai dei momenti condivisi, speciali, indissolubili che fanno stare bene sempre e lacrimare sì..ma dalla gioia e dal divertimento dei "tempi che furono". 

E quanto bene fa al cuore il sapere che il "tempo si è fermato" a quei giorni di estate, a quelle avventure adolescenziali, al profumo dei friggitelli nel centro storico coi calzoncini corti e i sandaletti sulle chianche levigate del sagrato di una Chiesa.  E quanta serenità porta al cuore, il sol pensiero dei vent'anni tra folti capelli corvini e calzettoni su campi sterrati. Sentirsi ancora dei leoni ruggenti, quelli dell'Apocalisse! 

So di uno scuro ed alto papà, con tanti peli neri manco fosse un orso, ed una cofana anni 70 in testa, collegata a basettoni. Un fisico asciutto, gambe dritte, grandi occhiali da vista e la fascia del capitano. So di un ragazzo frequentante la 3°C, so di amici divertenti e scalmanati , già da tempo anche baffuti. Vito, Ciccio (che papà adorava chiamare sempre FrancoLovè), PaoloLì, Giorgio e ancora...Vito, Vito, Vito, Umberto, Dionigi, e l'inarrestabile FrancoGalì (tuttoattaccato), Il dottor Angelo che papà, con un sorriso sornione, ad ogni visita otorino-laringo-iatra mi diceva:<<Ti porto dallo "scenziato pazzo">> e tanti, tanti altri (non me ne vogliano se non li ho nominati).

Questi ragazzi qui, perchè per me saranno sempre ragazzi, hanno avuto una idea geniale: ritrovarsi, da pensionati, ogni sabato mattina per il "caffè dei fatti", dei ricordi e delle risate senza tempo che li accomuna...fino ad arrivare al punto di decidere di mettere per iscritto qualcosa che raffiori alla mente, che diventi racconto tangibile e direi "tramandabile" e che lasci un segno concreto nelle vite di quelli che verranno e che li hanno conosciuti.

Nasce così a Dicembre 2023, la pubblicazione "...Storie infinite..." di cui posto la copertina realizzata dalla graphic designer Rebecca Di Turi .

15 racconti, 15 stili differenti di scrittura che rappresenta davvero ognuno di loro; e se ci fate caso, in copertina, ci sono 15 modi di "tenere in mano un libro" a volte accomunati. Sì, perchè ognuno di loro è diverso: fisicamente, culturalmente, socialmente, ma in comune hanno la purezza e la bellezza del "ricordo".

La bellezza di condividere un ricordo di gioventù come punto in comune è come aprire una finestra nel passato e riscoprire insieme i colori vividi di quei momenti. È come intrecciare le risate, gli sguardi complici e le avventure condivise in un legame che sfida il tempo. Attraverso quel ricordo, si crea un ponte emotivo che connette le esperienze vissute, creando una complicità speciale e un senso di appartenenza con chi condivide quel frammento di passato, annientando ogni genere di "diversità". E in un attimo, scompaiono le rughe, ritornano i capelli, ci si guarda magri e alti con quei pantaloni a zampa e il lupetto aderente. In un attimo, ci sono più bici che auto. In quell'attimo assapori nuovamente quell'ebrezza di libertà nelle scampagnate, a gettarsi sui prati di campagna, all'ombra di un ulivo, a rubar fioroni tra un pallone e mille barzellette.

Il potere della mente. Il potere del ricordo risiede nel suo dono di preservare il passato, plasmando il nostro presente e illuminando il cammino verso il futuro, un po' come il retro della copertina del loro libro: i ricordi ci collegano alle nostre radici, ci insegnano le lezioni apprese e ci regalano preziosi frammenti di chi siamo. Attraverso di essi, custodiamo emozioni, relazioni e esperienze che conferiscono significato alla nostra esistenza. Il ricordo è un faro che guida le nostre scelte, ci ricorda le gioie e le sfide affrontate, e ci permette di costruire legami indelebili con il nostro passato.

Tutti loro sono la dimostrazione di come davvero l'Amicizia, quella vera, lontana da smartphone e tecnologie sia preziosa, sia reale. Ed anche se il mio papà non è più tra loro, a me piace pensare che da abile oratore qual'era, avrebbe scritto così:

"Quando un punto di fine si trasforma in un nuovo punto di partenza, si apre una finestra di opportunità e rinascita. Le chiusure non sono solo conclusioni, ma anche capitoli che preparano il terreno per nuovi inizi. Attraverso quel punto di fine, siamo invitati a riconsiderare la nostra narrativa, ad abbracciare il cambiamento e a intraprendere un viaggio verso orizzonti inesplorati, in questa nuova fase di vita. È il momento in cui la resilienza si fonde con la speranza, trasformando la fine di un capitolo in un prologo per nuove avventure e scoperte."

In memoria di te, papà...che siano infiniti i ricordi e che vi tengano sempre vivi.

Sempre e per sempre.

Tania Spagnolo

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